Gli stereotipi sulla professione forense, spesso ispirati da una filmografia spettacolare ancorché irrealistica, dipingono l’avvocato come l’accanito interprete di una sfida processuale all’ultimo sangue, disposto allo sfinimento a contestare qualsiasi argomentazione avversa, pronto a battersi per il proprio punto di vista fino in fondo, anche a costo di andare in cassazione. Secondo questo punto di vista scendere a patti col “nemico” rappresenta un inequivocabile segno di debolezza, se non, addirittura, di corruttibilità.
Niente di più falso!
La capacità di condurre con la controparte una accorta, saggia e astuta trattativa rappresenta uno dei principali marchi di fabbrica del bravo avvocato.
A sostegno della nostra tesi, senza dover scomodare l’abusato brocardo secondo il quale “è meglio un uovo oggi che una gallina domani”, milita l’amara constatazione che intraprendere una causa in tribunale oggi costa…spesso costa troppo!
Tutti coloro che intendono far valere in un giudizio civile i propri diritti sono tenuti, al momento dell’iscrizione della causa a ruolo, a pagare il così detto contributo unificato, vale a dire una sorta di tassa che lo stato italiano impone agli utenti del sistema giustizia, rapportato al valore della causa. Il contributo
unificato, che nelle cause di valore indeterminabile ammonta a 518 euro, varia da un minimo di 43 euro ad un massimo di 1.686 euro.
A questo costo, spesso difficilmente sostenibile da chi non è ammesso al patrocinio a spese dello stato, ovviamente si aggiunge la parcella del proprio avvocato. In caso di soccombenza in giudizio lo sventurato attore dell’azione legale sarà quasi certamente tenuto anche a rimborsare le spese legali sostenute dalla controparte vittoriosa.
Ma non basta! Colui che agisce in giudizio per ottenere il risarcimento del danno sofferto sarà molto probabilmente tenuto anche ad anticipare le spese di una consulenza tecnica d’ufficio (c.d. CTU) ordinata dal giudice per quantificare la somma dovuta al creditore. Il CTU è un professionista esperto nella materia oggetto di causa. Qualora si tratti di stimare il danno da invalidità permanente subito da un pedone a causa di un investimento stradale occorrerà nominare un medico legale. Qualora si verta in materia di vizi di una costruzione realizzata dall’impresa appaltatrice sarà necessaria la designazione di un architetto.
Quanto può costare un CTU?
Difficile dirlo, ma vi è la concreta probabilità di dover sborsare alcune migliaia di euro.
Ecco perché, ad evitare al cliente un autentico bagno di sangue, l’avvocato scrupoloso sarà tenuto a condurre una attenta trattativa al fine di addivenire ad un buon accordo.
Un buon accordo vale anche a scongiurare altri pericoli:
- L’incertezza dell’esito del giudizio (si pensi alla oggettiva imprevedibilità dell’esito di una complessa consulenza o del contenuto di una dichiarazione testimoniale);
- I lunghi e spesso insostenibili tempi della giustizia con correlativa imprevedibilità della durata di un processo.
Anche in un processo penale all’imputato può convenire un accordo con la vittima del supposto reato. Risarcire il danno alla parte lesa, con rinuncia alla querela da parte di quest’ultima, determina il venir meno dei presupposti per la celebrazione stessa del processo quando non si tratti di reati procedibili d’ufficio per la loro gravità.
Il risarcimento del danno rappresenta anche un’attenuante che, in caso di condanna, determina la riduzione della pena anche di un terzo.
Possiamo dunque affermare che: un avvocato il cui vocabolario professionale non contempli la capacità di trattare con la controparte espone il proprio cliente a rovinosi rischi.
Tutto ciò senza dimenticare che un accordo equo è quello che scontenta tutte le parti in causa in ugual misura.
